I vini mantovani

 vini2picc.jpg

Mantova e il vino

 

Il vino, fin dai tempi più remoti,  racconta la storia del territorio mantovano e la storia mantovana di riferimenti al vino è colma. Negli ultimi anni, i vini mantovani, i bianchi, rossi, chiaretti, spumanti e passiti delle colline, o i frizzanti lambruschi della Bassa (entrambi riuniti nel Consorzio Tutela Vini Mantovani), hanno fatto grossi passi avanti. Magari non tutti ancora lo sanno, ma questa è solo una ragione in più per approfittarne. In un’altra parte del sito, troverete le cantine e i vini che, secondo Slow Food, meritano un occhio di riguardo. Qui, invece, vogliamo parlare un po’ più in generale di Mantova e del vino. Un primo assaggio, per farvi venir voglia di farne altri.

 

Calici di storia

 

Le “pergole cariche di rarissime e perfette uve” e i “vini pretiosissimi portati con bellissimo ordine in vasi tutti d’argento”  avevano fatto breccia persino nel cuore della sofisticata e capricciosa Isabella d’Este, che li decantò nelle lettere di viaggio del settembre 1535, quando visitò Cavriana e il vicino lago di Garda. Ma il rapporto fra il Mantovano e la vite ha radici ancor più antiche. Tracce di vinaccioli sono state rilevate negli scavi delle palafitte preistoriche di Bande di Cavriana.

E poi c’è la Bassa, patria d’elezione del lambrusco. E, qui, oltre ai Gonzaga, si potrebbero scomodare i monaci di San Benedetto in Polirone, la Cluny d’Italia o la Montecassino del Nord, come venne variamente definito il monastero fondato nel 1007 da Tedaldo di Canossa, nonno della Grancontessa Matilde. Tra questi monaci vi fu anche Teofilo Folengo, alias Merlin Cocai (1491-1544), l’autore del poema in italiano maccheronico “Baldus”, che così descrisse nelle sue opere scene che a San Benedetto Po gli dovevano essere diventate familiari (come dimostra la maestosità delle cantine abbaziali, di recente riaperte al pubblico): “Qui alcuni scaricano le loro some e riempiono le tinozze, altri calcando con i calcagni pigiano le uve e altri ancora cavano fuori dal tino il vino appena bollito e lo versano nei catini, mentre zampilla lontano dalla spina”. E si potrebbe andare ancor più indietro nei secoli, ricordando che uno dei bassorilievi marmorei del “Ciclo dei mesi” che decorava la chiesa abbaziale di San Benedetto in epoca romanica era dedicato a “Ottobre che travasa il mosto”.

Insomma, che sia lambrusco o vino dei colli, sappiate che, ogni volta che sorseggerete vino mantovano, dal fondo di quel bicchiere parecchi secoli vi guardano.

 

Vini e vitigni

 

Lambrusco Mantovano

Basta un’occhiata. Il lambrusco mantovano si distingue da quelli emiliani già a prima vista, per il suo rosso assai più intenso di quello dei “cugini” modenesi e reggiani. Le varietà più tipiche del lambrusco mantovano sono l’ancellotta, il Maestri e il Grappello Ruberti (detto anche lambrusco viadanese, ancora più colorato degli altri), con qualche apporto anche di lambrusco salamino e Marani. Le tipologie sono quelle classiche: secco (la più diffusa) e amabile. Qualche produttore si dedica anche al cosiddetto vên crüd, il lambrusco vinificato senza contatto con le vinacce e quindi di colore rosato. Quanto al grado di frizzantezza, dipende dalle scelte di ciascun produttore. A voi scovare quello che più vi solletica il palato.

 

Vini dei Colli Mantovani

Quanto ai vini dei colli mantovani, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Visto che sono i più diffusi, conviene partire dai rossi. Qui i vitigni principe sono il merlot e il cabernet, spesso assemblati in tagli di stile bordolese, con modesti apporti di altre varietà tradizionali ma ormai quasi in via di estinzione, come rondinella, negrara e molinara. Non mancano le vinificazioni in rosato, per la produzione di chiaretto, mentre sempre più diffuso, per i prodotti di punta delle diverse cantine, è l’affinamento in legno.

Quanto ai bianchi, un tempo sulle morbide colline moreniche dominavano i trebbiani, il tocai e la garganega. Oggi, invece, a farla da padroni sono chardonnay, pinot bianco e pinot grigio, anche se non mancano il sauvignon blanc e la stessa garganega. Anche in questo caso, per i prodotti più di prestigio non si disdegna il passaggio in legno. E, negli ultimi trent’anni, ha via via preso piede la produzione di spumanti brut, per la maggior parte a base di chardonnay, ma con utilizzo anche del pinot nero vinificato in bianco.

Ultimi, ma non per importanza, i vini passiti. Un prodotto di lunga tradizione riscoperto di recente e sul quale si punta molto. Non a caso Volta Mantovana ospita ogni anno, a fine aprile, una mostra nazionale dei vini passiti e da meditazione.

 

Abbinamenti

 

I vini mantovani sono, come è ovvio, il compagno ideale di molti piatti della gastronomia locale, fra le più rinomate d’Italia (basta sfogliare le annuali guide dei migliori ristoranti del Belpaese per rendersene conto). Proviamo allora a dare qualche suggerimento sugli abbinamenti cibo-vino, senza però togliere a nessuno la voglia di sperimentare alternative sul campo, anzi sulla tavola.

Con il tipico antipasto mantovano di salumi, l’accompagnamento principe è quello col lambrusco, anche se non è da sottovalutare, specie in versione aperitivo, un’altra possibile fonte di sgrassante frizzantezza: uno spumante brut dei colli morenici.

Passando ai primi piatti, è sempre il lambrusco il compagno più classico di sorbir d’agnoli e risotto alla pilota, mentre per i tortelli di zucca (piatto di non facile abbinamento, con la sua dolcezza temperata da amaretto e noce moscata) conviene puntare su un bianco dei colli mantovani piuttosto aromatico, magari un sauvignon blanc. I capunsei, tipici gnocchetti di pane dell’Alto Mantovano, serviti in genere con burro fuso e salvia, si sposano a meraviglia con un chiaretto o un rosso d’annata collinare.

Quanto ai secondi, altro piatto-bandiera del Mantovano è il luccio in salsa, ovvero accompagnato da polenta e da un intingolo a base di acciughe e capperi, per il quale un bianco dei colli, meglio se in versione spumante, è senz’altro un ottimo compagno di viaggio. Altra inossidabile accoppiata è quella fra lambrusco e cotechino (che a Mantova, a dispetto di ogni convenzione dietetica, si mangia anche a Ferragosto, alla Fiera delle Grazie), mentre gli strutturati rossi a base merlot e cabernet dei Colli Mantovani affinati in legno sono l’ideale per preparare e accompagnare lo stracotto d’asino alla mantovana.

Per finire con i dolci, la notissima sbrisolona e la meno nota ma altrettanto squisita torta di San Biagio (tipica di Cavriana) sembrano fatte apposta per un buon bicchiere di passito dei colli.